Lardo di Colonnata Blog Tour

LARDO DI COLONNATA BLOG TOUR

Lardo di Colonnata Blog Tour

Chi non conosce il Lardo di Colonnata?

Ma in quanti siamo stati a Colonnata a vedere come lo producono?

Grazie al Blog Tour della Toscana tenutosi dal 13 Ottobre 2017 al 15 Ottobre 2017, ho potuto vivere questa esperienza.

Devo ringraziare L’AIFB e la Pro Loco Marina di Massa perchè mi hanno scelto, con altre 5 blogger, per partecipare a questo Blog Tour della Toscana.

E avendo avuto questa fortuna, voglio condividerla con voi cercando, nel mio piccolo, di farvi capire l’importanza dei prodotti italiani e la passione che c’è dietro la loro produzione.


La visita a Colonnata è avvenuta il 14 Ottobre dopo la visita alle Cave di Carrara con la sosta per gustare la tipica “colazione del cavatore” e con la visita a tre larderie:

Per chi non lo sapesse le cave di marmo e la produzione del lardo di Colonnata sono legate tra di loro.

In questa foto, oltre a noi tutte belle vestite, ci sono delle conche di marmo e in queste conche indovinate cosa c’è? Ma il lardo!!

Si, il lardo in fase di produzione.

Ma ora cercherò di spiegarvi un po’ tutto quello che riguarda il Lardo di Colonnata.

Alcune testimonianze fanno risalire questo prodotto ai Longobardi, quando grazie all’abbondante presenza di castagni, si sviluppò l’allevamento di suini e quindi la lavorazione delle loro carni (info dal sito Larderia Sanguinetti)

Durante una delle cicliche crisi di marmo, il signore della zona di allora, ordinò alle popolazioni locali di dedicarsi alla coltivazione delle terre, incentivando la pastorizia e l’allevamento, soprattutto quello dei maiali a causa dell’abbondanza di castagni.

Con il tempo si preferì, però, dedicarsi alla trasformazione delle carni del suino acquistate appena macellate, dando così inizio alla tradizione degli abitanti di Colonnata di produrre il famoso Lardo (info dal sito Larderia La Stazione) 

Il marmo utilizzato per il lardo è quello particolare della zona “Canaloni”; si ricavano le conche scavando un unico pezzo di marmo, marmo vetrino, la cui porosità ben si presta ad estrarre i caratteri organolettici del lardo, esaltandone i sapori che maturano dopo la lunga stagionatura (info dal sito Larderia Il Poggio)

Ma il lardo quale parte è del maiale, sono sicura che tutti se lo chiederanno.

E’ lo strato di grasso che si trova appena sotto la cute del maiale e si preleva dal collo, dal dorso e dalla parte dei fianchi dell’animale; e pensare che io ci faccio lo strutto con questo grasso, proverò da oggi a fare il lardo, naturalmente non di Colonnata, ma magari posso chiamarlo lardo di Cucina Casareccia 😉

Ecco una foto presa da un vecchio libro di cucina, mi piace perchè fa capire bene dove troviamo il lardo.

Una volta che il produttore è in possesso del lardo come procede; è un processo questo che vi illustrerò, immutato nel tempo, la proprietaria della Larderia della Stazione, ci ha raccontato che la sua famiglia produce lardo da generazioni e generazioni, lei è nata nella larderia e la passione per questo lavoro le si leggeva sul viso mentre ci raccontava la storia della sua famiglia legata alla produzione del lardo.

Ma procediamo con la preparazione;

L’interno delle conche viene strofinato con l’aglio ed erbe aromatiche; poi il fondo viene ricoperto con sale e spezie; immancabile è il rosmarino e l’aglio, poi ogni larderia personalizza con spezie varie, come la cannella, origano, pepe nero, anice stellato e altro. (Ogni produttore usa aromi segreti, come le quantità, sono gelosamente tenute nascoste)

Una volta che il fondo è ricoperto dalle spezie si poggia il lardo a strati dello spessore che va dai 4 agli 8 cm e ogni strato è ricoperto dalla miscele di sale e spezie; si continua così fino a che la conca non viene riempita.

Foto della Larderia Il Poggio

Ora il lardo resterà lì per un periodo minimo di 6 mesi di stagionatura, resterà nella salamoia che con il tempo si formerà e poi sarà pronto da gustare.

Il lardo è stato per secoli il companatico del pane per i cavatori, che lo accompagnavano con pomodorini rossi e cipolle crude e questo dava loro l’energia per continuare a lavorare.

Oggi il Lardo di Colonnata è apprezzato in tutto il mondo e nel 2004 gli è stato conferito il marchio  IGP ( indicazione geografica protetta) e ciò è riconoscibile dall’etichetta apposta direttamente sul trancio di lardo .

Ma ora basta parlare, lo so che ci sono tantissime altre cose da raccontare sul Lardo di Colonnata, ma sta a voi scoprirle, visitando il paese e se volete mandatemi le vostre foto e/o le vostre impressioni e pensieri su questo luogo che fa dell’Italia un paese dai prodotti eccezionali.

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Cucina Casareccia

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Mamma blogger che ama cucinare per la sua famiglia e ama condividere le sue ricette supercollaudate

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